
Qualche tempo fa mi capitò tra le mani un interessante articolo di Sabatini, questo parlava della necessità del ritorno alle grammatiche. In effetti la formazione scolastica di elementari, medie inferiori e superiori soffre ancora di una gentiliana memoria che vorrebbe limitare lo studio della così detta grammatica normativa. Ma più che grammatica normativa, disciplina che pecca di limiti notevoli (e per gli esempi mi rifaccio sempre a Sabatini ed al suo testo) sarebbe necessario che si inserisse nei programmi di insegnamento la Linguistica (intesa come quella disciplina che si occupa dello studio del linguaggio umano). Se si mettessero da parte questioni di natura esclusivamente culturale, che vogliono necessariamente che gli alunni acquistino, anche grazie allo studio della propria lingua nazionale, uno specifico senso d’appartenenza ad un popolo, saremmo in grado di mettere nelle mani delle future generazioni un potere enorme: un accesso facilitato al plurilinguismo. Si potrebbe auspicare che in futuro i bambini imparino, anziché i simboli grafici convenzionati nel 500 dal Bembo per le edizioni aldine, frammenti del codice I.P.A., (che consentano l’apprendimento semplificato sia della nostra lingua che di altre, come inglese e francese e non solo) e rudimenti di carattere fonetico e fonologico. Lo studio sistematico della grammatica, che chiamerò generale (ovvero quella che si occupa di definire l'insieme di sovrastruttura di riferimento per tutte le lingue umane) dovrebbe soppiantare quello della così detta “analisi logico” ed "analisi grammaticale" che fanno in taluni casi eccessivo affidamento a questioni di carattere semantico (è già stato dimostrato come un elemento linguistico acquisti un determinato valore principalmente in base agli elementi che lo circondano). Pensate se un ragazzino arrivasse all’università con una conoscenza almeno rudimentale di questioni di carattere strutturale, od avendo per le mani la nozione di ‘valenza del verbo’. Altro aspetto quantomeno singolare, per coloro che subiscono una formazione per così dire liceale, è l’apprendimento sistematico del latino (e per gli studenti del classico del greco) al fine d’acquisire una buona capacità di comprensione di testi in lingua, tuttavia questo studio è assolutamente discostato dalla produzione di testi nelle stesse, per quanto l’apprendimento della grammatica di entrambe sia in costante esercizio.
L’italiano è una lingua viva, dunque in continua evoluzione, mettere a disposizione degli studenti del domani una nozione non del tutto scontata, ovvero la differenza tra lingua parlata e lingua scritta, tra scrittura come oggetto di comunicazione a sé e lo scritto come trascrizione del parlato, sarebbe già un buon punto di inizio, ma ve ne potrebbero essere altri e ben più importanti.
Lettera di Sabatini: http://www.scienzeformazione.unipa.it/